OLIVER GOLDSMITH


Nacque in Irlanda nel 1728 e morí a Londra nel 1774. Figlio di un povero ecllesiastico, cominció a lottare molto presto per guadagnarsi la vita. Nel 1774, entrò al Trinity College come addetto ad umili servizi in cambio di un sussidio; nonostante la sua negligenza e una fuga, con la quale aveva voluto manifestare la propria ribellione ad un castigo subito, nel 1749 riuscí a prendere il titolo di “Bachelor of Arts”.Bocciato agli esami che sostenne per entrare negli ordini ecclesiastici, fece per breve tempo il precettore, ma lasciò il posto non appena ebbe un po' di denaro da scialacquare. Un paziente zio gli diede i soldi per studiare legge a Londra, sciupò anche questi, e non arrivò più in la di Dublino: Andò poi nel 1752 a studiare medicina a Edimburgo, e nel 1754 passò a Leida. Dopo esservi rimasto un anno, si mise in giro per l’Europa viaggiando a piedi per la Francia, la Svizzera e l’Italia: era partito senza un soldo, e pare si sostentasse suonando il flauto e tenendo conferenze nelle Universitò. In qualche ateneo si procurò anche un diploma, di cui si servì al ritorno a Londra, nel 1756, per esercitare la medicina. Nel 1758 cercò inutilmente di ottenere un posto di medico in India. Nel frattempo aveva cominciato a scrivere articoli che gli procurarono la notorietà; ma non la ricchezza, che l’imprevidenza, la carità e l’amore ai piaceri dell’esistenza gli impedirono di raggiungere. Verso il 1761 strinse amicizia con Johnson, che lo introdusse nella migliore società intellettuale del tempo; fu presentato a Reynolds e Burke , e divenne membro del famoso Literary Club. Il manoscritto del suo capolavoro, Il vicario di Wakefield (The Vicar of Wakefield), venduto nel 1761 per 60 sterline, lo salvò dalla prigione per debiti. L’anno stesso apparve la History of England in a Series of Letters e in seguito due commedie, il Dabbenuomo(The Good Natured Man) e Ella si umilia per conquistare (She Stoops to Conquer) che sono tra le sue opere migliori, e vogliono rappresentare una reazione contro il falso sentimentalismo del tempo. Del 1770 è Il villaggio abbandonato, un poema che conserva ancor oggi la sua freschezza e inizia una tradizione letteraria che condurrà alla problematica sociale della più recente letteratura. Nel 1774 il Goldsmith fu colpito da una febbre che si aggravò; per la miseria in cui la sua solita imprevidenza lo aveva ridotto e, ancor più, per l’uso di medicamenti sconsigliati dai medici. Morì, pianto dai poveri che aveva beneficati e dagli amici che, nonostante i gravi difetti lo amavano per la sua bontà, la gentilezza d’animo, il brillante e spontaneo senso dell’umorismo: doti che ne fanno uno scrittore che, secondo il giudizio di Walter Scott “aiuta a riconciliarci con la natura umana”.
Paolo Fantozzi