| EDILIZIA
MEDIEVALE
Se si osserva una cartina di Lucca, dove siano messi in evidenza gli edifici medievali,
possiamo notare che essi sono concentrati nel centro storico e sono tuttora in buono
stato, numerosissimi. Quelli che più caratterizzano l'epoca medievale sono le torri, le
case-torri, le domus a vita.
Nella città esistono due tipi di torre: a muro continuo e a muro con arco di scarico.
Della prima, un esempio è possibile vederlo in un angolo di Piazza della Misericordia
ed è chiamata la torre "del Veglio". Poiché di questo tipo, intorno al Mille,
ve n'era una ogni crocevia, i pochi resti di queste strutture è possibile vederli agli
angoli delle strade.
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Essa è costruita interamente in pietra gialla, molto
resistente, il verrucano, ed è suddivisa da finestrine architravate chiamate feritoie.
L'accesso alla torre era sempre dal palazzo adiacente e mai dall'esterno.Le mensole,
quindi, che attualmente è possibile riconoscere dall'esterno probabilmente sostenevano
delle scale in legno: esse erano strutture che si facevano appositamente con tale
materiale in quanto dovevano servire per salirvi, ma in caso di attacco venivano distrutte
in modo che il nemico non potesse raggiungere la cima della torre, dove stava il soldato
che contrattaccava da un' apertura..
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TORRE DEL VEGLIO
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La torre esprimeva anche la potenza della famiglia che vi risiedeva e di
conseguenza più alta era la torre, maggiore era la potenza del signore. La torre più
alta, quindi, ospitava chi, in quel momento, era il padrone indiscusso delle varie parti
in cui la città era suddivisa.

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L'altro esempio di torre si trova in via Fillungo ed è
chiamata "torre delTravaglio". Essa è formata da un grande arco di scarico in
pietra poggiante su due pilastri laterali dello stesso materiale. Questo tipo di torre
sembra che poggiasse proprio su quattro piedi e tutto il resto era vuoto, al contrario di
ciò che è oggi essendo stato tamponato.
In cima vi era il solaio dove stava la sentinella essendo anche questo tipo di torre
una struttura difensiva.
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L'attuale torre Guinigi rappresenta un caso a parte poiché, eretta intorno alla
fine del 1300, non assolveva ad una funzione difensiva, bensì mirava semplicemente a
dimostrare la potenza della famiglia di Paolo Guinigi.

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Dopo la torre , su un piano evolutivo, si ha la
casa-torre che assolve alla funzione dell'abitare, del difendersi e soprattutto del
commercio, infatti al pianterreno si aveva sempre la bottega dove il proprietario della
casa l
avorava e vendeva la propria merce.I soffitti erano fatti a volta e le stanze si
susseguivano in altezza dal primo piano all'ultimo: al primo piano c'erano generalmente le
camere, mentre, al secondo piano ed all' ultimo, c'era la cucina con al di sopra una
piccola loggia per stendere i tessuti o i panni.

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Dopo il succedersi della torre e della casa-torre i mercanti che facevano fortuna
dimostravano la propria potenza non più sviluppando il palazzo in altezza ma in
orizzontalità: ecco pertanto nascere la consuetudine di acquistare più case, una accanto
all'altra, che diventano la domus a vita, in cui ciascun membro della famiglia viveva
dalla nascita alla morte. Oggi di queste esistono varie testimonianze di cui alcune
polifere addirittura con cinque aperture.

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D O M U S
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Il palazzo così come lo intendiamo noi oggi lo vedremo più tardi (PALAZZO
GUINIGI) quando la situazione politica si assesterà, cioè quando i mercanti riusciranno
ad imporre la propria potenza economica nella città. Possiamo comunque riferire di come
questi abitanti siano entrati nella città e abbiano rivoluzionato tutto quello che era
l'aspetto urbanistico romano.

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PALAZZO GUINIGI

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"La rete viaria che si venne gradatamente formando nel corso del Medioevo
rappresentò un'integrazione ed un arricchimento rispetto all'originaria griglia della
città romana, caratterizzata da percorsi ortogonali disposti a distanze fisse a formare
una sorta di regolare scacchiera. All'interno dei blocchi delimitati da
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queste assi stradali si venne
formando una rete di percorsi minori, costituita da chiassi e corti intercomunicanti tra
loro, che consentivano di attraversare l'isolato e di spostarsi al suo interno abbreviando
i tempi di percorrenza".
Nelle 54 insulae romane originali si costruisce dovunque ve ne sia la possibilità; del
resto i primi statuti
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che regolano l'edificazione ordinata della città si hanno solo intorno al 1200.
Purtroppo di questo periodo non ci sono moltissimi documenti e ci si deve basare
principalmente sui resti archeologici e sulle pochissime fonti scritte che sono a noi
giunte e che appartengono attualmente ad archivi privati o arcivescovili.
Grande importanza hanno dunque i resti che sono rimasti in Lucca ed in particolar modo
nelle numerosi corti che nel passato hanno avuto una notevole rilevanza economica per
l'attività dei mercanti e degli artigiani.
Ma cos'è che in generale è possibile riconoscere a prima vista all'interno di molte
corti?
Cominciando ad analizzare la struttura stessa di una corte dal basso verso l'alto,
osserviamo prima di tutto che al pianterreno vi sono degli archi al cui interno si trovano
delle ghiere, cioè file di mattoni disposti in maniera irregolare.
Il mattone nel periodo medioevale era un materiale usatissimo poiché era economico e
altamente lavorabile per la cui produzione si avevano tantissime fornaci nella zona
esterna alla città. Attenti controlli venivano esercitati su questo materiale.
Oltre al mattone, che trovava un largo uso, era la pietra che veniva disposta a colonna al
pianterreno per offrire una maggior solidità all'edificio, su cui poggiavano gli archi
già precedentemente menzionati. Le pietre maggiormente utilizzate erano il verrucano, un
particolare tipo di macigno proveniente dai monti Pizzorne e l'arenaria estratta dai monti
pisani. Tutto questo dunque sta ad
indicarci che dapprima, nella parte inferiore vi era il vuoto, successivamente riempito in
epoche diverse e con materiali differenti.

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CORTE DEL PESCE - INTERNO
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Che in Lucca la maggior parte delle abitazioni fossero vuote al pianterreno, nel
periodo medioevale, e cioè che ci fossero delle logge ci viene sottolineato da molti
documenti.
Il loggiato aveva la funzione di essere adibito all'artigianato e al commercio, essendo in
questa maniera all'aperto, ma pur riparato da eventuale piogge e dalle fanghiglie da esse
provocate (ricordiamo che in terra non si aveva una pavimentazione ma solo ciottoli e
terra) durante tutto il periodo lavorativo che si svolgeva da quando il sole sorgeva al
mattino a quando tramontava la sera.
Attualmente vi sono rimasti pochissimi esempi di logge aperte al pianterreno poiché con
il tempo si aveva bisogno di tamponarle per adibirle ad abitazione.
Proseguendo la nostra descrizione verso l'alto è possibile individuare un grande arco che
si ripete ad ogni piano e al cui interno sono stati realizzati una bifora con una
colonnina centrale di marmo bianco.
Le bifore con gli archi a tutto sesto indicano il periodo romano mentre successivamente
vedremo degli archi a sesto acuto.
Abbiamo detto che il pianterreno era solitamente aperto ma vi sono delle testimonianze a
Lucca che lo era anche il primo piano.
Il sistema delle corti era in genere interamente di proprietà di una famiglia.
Questo ci indica che la corte di città era un ambiente chiuso da quattro mura e faceva
parte degli edifici che aveva attorno e al cui interno si trovava spesso anche il pozzo di
cui usufruiva la famiglia proprietaria. Secondo una tradizione, in tempi molto antichi,
Lucca era rifornita di acqua mediante un acquedotto forse sotterraneo che, partendo dalle
vicinanze del fiume Serchio, faceva capo a numerose fontane, di alcune delle quali si
conoscono ancora i luoghi. Prima della fine del Medioevo questo acquedotto si guastò e fu
pertanto necessario ricorrere ai pozzi, che vennero per lo più scavati sotto le cucine
per potere attingere acqua direttamente dalle finestre mediante carrucole. In molte corti
si vedono ancora, murati all'altezza delle finestre e sormontati dall'arpione che
sorreggeva la carrucola, bacili di pietra che servivano per appoggiare le secchie ed
eventualmente per riempire un piccolo serbatoio collocato sopra l'acquaio.
Queste piattaforme venivano dette "poggiasecchia".
Oltre a queste, importanti sono nel periodo medievale gli esempi di terrazzo sorretto da
travicelli in legno.
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Osservando inoltre le mensole in pietra che permangono,
possiamo dedurre che un tempo fossero il sostegno di travi in legno.
Quest'ultimo è dunque il terzo materiale di costruzione della città medioevale e primo
in assoluto per importanza.
Sembra dai documenti rimasti e dai rinvenimenti archeologici che gran parte della città
medioevale fosse fatta in legno , che fu poi sostituito dai mattoni in quanto il legno era
soggetto sia a degradamento che ad incendio.
Per tutto il Medioevo infatti il fuoco rappresenta un terribile nemico per la città.
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Le sue case, prevalentemente di legno, all'interno hanno granai, fienili,stalle
e tutto ciò non fa che aumentare le possibilità di incendio già alte per il fatto che i
camini, come li intendiamo noi oggi, non erano ancora diffusi.
Lucca comunque ,tra le città italiane, fu una delle
prime, sull'esempio delle Fiandre, a introdurre nelle sue case camini con un condotto a
muro per la dispersione del fumo.
OCULO DI AERAZIONE
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Essi erano collegati all'esterno attraverso oculi che,
situati sotto le finestre di molte case lucchesi, erano fori praticati per favorire il
loro tiraggio e per permettere il ricambio dell'aria senza aprire lefinestre e raffreddare
l'ambiente.
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Dalle mensole si protendevano le strutture aggettanti. A
Lucca come altrove era diffusa la consuetudine di sfruttare lo scarso spazio disponibile
all'interno della città mediante queste sovrastrutture a sbalzo come balconi, ballatoi e
sporti. Il ballatoio si distingueva dal balcone per la maggiore lunghezza che consentiva
l'accesso a diversi ambienti costituendo così un disimpegno.
Gli sporti erano vani chiusi che costituivano un ampliamento dell'angusto spazio
domestico: suggeriti dalla necessità e non dal gusto del pittoresco, essi furono sempre
considerati incompatibili con la dignità architettonica degli edifici e le autorità si
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preoccuparono di eliminarli almeno dalle zone più rappresentative. Tutto ciò
si realizzava nelle case a partire da2,5 metri d'altezza. Sembra che nella stessa Via
Fillungo si passasse sotto tutte queste strutture aggettanti in legno, che consentivano di
ripararsi dalla pioggia, ma che furono poi distrutte dai vari incendi.
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Essendo un ambiente privato,
normalmente la sera la corte veniva chiusa e la mattina riaperta attraverso i due portoni,
all'entrata e all'uscita di ogni corte, sotto le cui volte venivano poste immagini sacre
nella speranza di allontanare il pericolo dall'interno della corte.
Gli archi delle volte venivano spesso decorati con motivi geometrici o floreali,
intagliati dagli artigiani direttamente negli stampi per la fabbricazione dei mattoni.
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Questo tipo di archi, che attualmente sono presenti in circa 43 palazzi,
venivano realizzati verso la fine del 1300 ,quando le famiglie benestanti ordinavano
questo tipo di raffigurazioni, tratte dalle tarsie marmoree che si trovano nel Duomo di
Lucca, così pure in città quali Siena, Pisa e Firenze.
L'ampiezza dell'arco naturalmente varia di volta in volta ma il modulo è sempre lo
stesso.Tale arco sembra essere formato da un unico pezzo e poi messo sui rispettivi
pilastri, ma nella realtà non è affatto così: consiste nell'abilità dell'artigiano la
capacità di assemblare i vari pezzi.E' comunque fondamentale saper riconoscere le
strutture originali del medioevo dalle imitazioni che più volte sono state fatte come
opera di semplice decoro.
Per concludere l'esame dell'edilizia medievale è necessario considerare il
significato di chiasso e descrivere la sua utilità.
lnnanzitutto vi erano chiassi pubblici e privati e consistevano in piccole strade con
delle fossette laterali nelle quali vi scorrevano dei rifiuti. Chiassi deriva da chiuso in
quanto con il decreto del 1308 il governo stabilì che questi chiassi venissero chiusi per
motivi di igiene. In questa operazione il governo chiedeva agli stessi proprietari delle
case adiacenti a questi chiassi di provvedere con tavolate o in muratura ed in questo modo
essi prendevano il nome da colui che era stato l'artefice di questo compito.
E' noto infatti il decreto, emanato da Carlo Ludovico di Borbone nel 1843, detto MOTU
PROPRIO, per cui dovevano essere intonacati tutti gli edifici prospicienti le vie
principali e tale operazione doveva essere ripetuta ogni dieci anni, stabilendo altresì
che l'apertura delle botteghe doveva essere sul retro.

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