SCULTURA LIGNEA

 

I PROCEDIMENTI DELLA SCULTURA LIGNEA

Sin dal Medioevo le tecniche per l' intagliatura del legno venivano tramandate di generazione in generazione. Lo scultore, quindi, era consapevole dei possibili difetti del materiale, quali la crescita,la scelta di taglio del tronco, la sua stagionatura, ecc. Questo ci é confermato dalle molte sculture pervenuteci in ottima condizione.

In questa complessa cognizione del materiale viene inclusa la conoscenza del comportamento del materiale nel tempo. Il legno, infatti, veniva svuotato, e per questo si sceglievano gli spessori e l' incammottatura. Il legno per le sculture veniva ricavato da vecchi alberi abbattuti in autunno o all'inizio dell'inverno.Nella selezione del materiale si prendevano in considerazione altri fattori che potevano incidere sulla qualità dei legno : l'esposizione al sole, la vicinanza all'acqua, l'inclinazione del pendio e la fase lunare. Nell'esecuzione delle sculture lignee si privilegiarono alcune essenze invece di altre, le quali erano il risultato di esperienza secolari e naturalmente il risultato delle combinazioni di più fattori.

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In Toscana, alla fine del Duecento, per l'intaglio di sculture lignee, destinate alla policromia s'impiegavano legni teneri come tiglio e pioppo; mentre i legni di conifera venivano generalmente scartati.     

GLI ATTREZZI

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Gli attrezzi , utilizzati per eseguire sculture lignee, si possono dividere in due categorie: gli strumenti da sgrossatura e quelli da intaglio. Nella prima categoria rientrano asce e seghe di vario genere.

Fanno parte della seconda categoria scalpelli e piccole lame.

Tutti questi attrezzi sono composti da lame, parti metalliche e parti lignee: mentre le prime venivano prodotte dai fabbri, le altre venivano costruite dal singolo intagliatore. Utensili particolari potevano essere ideati dal maestro lignario, che provvedeva anche alla manutenzione dell'utensile.

PROCEDIMENTI Dl TAGLIO E ASSEMBLAGGIO

Prima di lavorare il tronco lo scultore doveva sapere per quale uso era destinata l'opera. La prima operazione era lo svuotamento del tronco, che facilitava la manipolazione del materiale, nonché riduceva il rischio che il naturale movimento del legno provocasse fenditure. Le sculture duecentesche e di primo Trecento venivano profondamente scavate e successivamente svuotate attraverso un'ampia fessura tergale che veniva lasciata in vista o coperta da una tavola. Nel Quattrocento si impone il "tuttotondo', e ove non si scelga la soluzione di usare il tronco massiccio, si lavorano separatamente  il fronte e il tergo della scultura, unendo i due elementi nella fase finale. Questa tecnica consente un agevole e completo svuotamento del tronco.

Tra i maggiori scultori che lavorano a Lucca e che adottano questa tecnica si ricordano: Nino Pisano, Antonio Pardini e Franccsco di Valdambrino.

Le sculture di Piero D'Angelo invece sono ricavate dal tronco non svuotato, o a volte svuotato attraverso la fessura tergale (tecnica trecentesca).

Qualunque fosse comunque la tecnica usata, spesso alcuni elementi venivano ricavati separatamente e poi assemblati, anche perché il tronco non era sufficientemente grande per contenere l'intera figura nei suoi vari atteggiamenti: un caso sono i crocifissi costituiti da tre elementi, cioè due   braccia e la parte centrale del corpo.

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