SCULTURA LIGNEA
I PROCEDIMENTI DELLA SCULTURA LIGNEA Sin dal Medioevo le tecniche per l' intagliatura del legno venivano tramandate di generazione in generazione. Lo scultore, quindi, era consapevole dei possibili difetti del materiale, quali la crescita,la scelta di taglio del tronco, la sua stagionatura, ecc. Questo ci é confermato dalle molte sculture pervenuteci in ottima condizione.
In Toscana, alla fine del Duecento, per l'intaglio di sculture lignee, destinate alla policromia s'impiegavano legni teneri come tiglio e pioppo; mentre i legni di conifera venivano generalmente scartati. GLI ATTREZZI
PROCEDIMENTI Dl TAGLIO E ASSEMBLAGGIO Prima di lavorare il tronco lo scultore doveva sapere per quale uso era destinata l'opera. La prima operazione era lo svuotamento del tronco, che facilitava la manipolazione del materiale, nonché riduceva il rischio che il naturale movimento del legno provocasse fenditure. Le sculture duecentesche e di primo Trecento venivano profondamente scavate e successivamente svuotate attraverso un'ampia fessura tergale che veniva lasciata in vista o coperta da una tavola. Nel Quattrocento si impone il "tuttotondo', e ove non si scelga la soluzione di usare il tronco massiccio, si lavorano separatamente il fronte e il tergo della scultura, unendo i due elementi nella fase finale. Questa tecnica consente un agevole e completo svuotamento del tronco. Tra i maggiori scultori che lavorano a Lucca e che adottano questa tecnica si ricordano: Nino Pisano, Antonio Pardini e Franccsco di Valdambrino. Le sculture di Piero D'Angelo invece sono ricavate dal tronco non svuotato, o a volte svuotato attraverso la fessura tergale (tecnica trecentesca). Qualunque fosse comunque la tecnica usata, spesso alcuni elementi venivano ricavati separatamente e poi assemblati, anche perché il tronco non era sufficientemente grande per contenere l'intera figura nei suoi vari atteggiamenti: un caso sono i crocifissi costituiti da tre elementi, cioè due braccia e la parte centrale del corpo.
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