I
TESSUTI MEDIEVALI
NOTIZIE GENERALI
Intorno al 1000 il tessuto che maggiormente interessava i
mercanti lucchesi era il diaspro. Questo si otteneva, come qualsiasi tessuto di oggi,
dall'intreccio dei fili verticali (ORDITO) e orizzontali (TRAMA).

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Osservandoli possiamo
indicare il luogo, il tipo e l'epoca in cui sono stati composti. Un esempio tipico lo
possiamo osservare in un frammento di tessuto bicromo perché costituito solo da due
colori: rosso e bianco. Su di esso sono state rappresentate due pantere simmetriche
inserite in un cerchio, a sua volta decorato a Denti di Lupo lungo la circonferenza.
Questo motivo si ripete simmetricamente in tutto il tessuto, attraverso le decorazioni
prima descritte, in cerchi tangenti. Osservandoli possiamo indicare il luogo, il tipo e
l'epoca in cui sono stati composti. Un esempio tipico lo possiamo osservare in un
frammento di tessuto bicromo perché costituito solo da due colori: rosso e bianco. Su di esso sono state rappresentate due pantere
simmetriche inserite in un cerchio, a sua volta decorato a Denti di Lupo lungo la
circonferenza.
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Questo motivo si ripete simmetricamente in tutto il
tessuto, attraverso le decorazioni prima descritte, in cerchi tangenti.
Il frammento
risale al l100 ed è stato tessuto a Lucca, visto che i due colori presenti sono gli
stessi che ritroviamo nello stemma lucchese e che anche le pantere sono simbolo della
città in quanto si possono ritrovare in molti edifici. Queste avevano lo scopo di
rappresentarla potente ed aggressiva agli occhi dei nemici, fino al 1799 quando Lucca era
una repubblica indipendente. Questo tipo di lavorazione, il DIASPRO LUCCHESE, rese i
tessuti della città famosi in tutta Europa, tanto che dal 1000 al 1300 Lucca deteneva il
primato della produzione della seta. Altri tipi di frammenti ritrovati ci sono presentati
con diversi colori: rosso, verde, nero e bianco (policromo) costituiti da cavalli alati
collocati nei cerchi, non più tangenti, decorati a pallini. Questo è tipico egiziano
perché possiamo osservare tra un cerchio e l'altro un motivo floreale costituito da
foglie che si trovano nelle oasi ricche di vegetazione. Un'altra stoffa, proveniente da Bisanzio, è costituita da due grifoni
(animali fantastici) formati da zampe di felino e dalla parte superiore di un rapace.
Questo è stato inserito nel cerchio che è decorato in differenti modi. Questa stoffa è
policroma e osservando bene l'immagine possiamo notare che il disegno è stilizzato
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Altri frammenti che provengono
dalla Spagna sono caratterizzati da colori molto accesi e vivaci, rappresentanti o
l'ippocampo o l'elefante ed entrambi collocati, come sempre, nel cerchio. I tessuti finora
descritti hanno l'analogia del motivo del cerchio e dell'animale reale e fantastico,
rimasti nella produzione sino al 1300. Ma come è possibile che i diversi tessitori di
differenti paesi potessero produrre gli stessi motivi? Tutto questo era possibile tramite
il commercio. Infatti i mercanti lucchesi esportavano e importavano i tessuti, visto che
il filo da seta greggio veniva importato dal Mar Caspio dove nasceva un particolare baco
sulle rive e così anche lungo il territorio orientale, mentre il filo prodotto in Italia
nel periodo medioevale era meno pregiato.A Lucca, c'era una sede
specializzata nella produzione della seta composta da artigiani esperti in vari
settori. A prodotto terminato la seta veniva esportata attraverso la Via Francigena oppure attraverso il mare.I lucchesi
avevano fatto un patto di non belligeranza con il porto di Genova, cioè essi non le
avrebbero fatto guerra se i genovesi avessero fatto usare loro il porto.
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La seta, dalle colonie genovesi che si trovavano sul Mar
Nero, veniva caricata su barche da carico e dopo veniva portata

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a Genova, dove i lucchesi
ricavavano i "Torselli", sacchi di cotone, al cui interno era contenuta
la seta greggia, legati da una corda una volta verticalmente e più volte orizzontalmente.
Questo era infatti l'emblema dei mercanti.Sul
torsello veniva impresso il marchio delle compagnie mercantili, costituite da più
famiglie benestanti lucchesi che avevano riunito i propri capitali e, perciò, avevano la
possibilità di organizzare l'industria del commercio (famiglia
Guinigi, Rapondi, Balbani)
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La Corte dei mercanti
lucchese prima si riuniva provvisoriamente nella Chiesa di S.Giusto a Lucca, poi sede
definitiva fu la Chiesa di S. Cristoforo in Via Fillungo. Questa corte aveva poteri
giudiziari ed amministrativi sia a Lucca che all'estero, fino a dove le colonie s'erano
fermate (Parigi, Londra, Lione, ecc..); queste colonie venivano chiamate Nazioni o
Università e dovevano rispettare le leggi emanate dalla corte dei mercanti di Lucca che
imponeva delle regole molto severe. Infatti chi contraffaceva il marchio di fabbrica aveva
più di 50 fiorini di multa o addirittura la pena di morte.La Corte dei mercanti lucchesi prima si riuniva provvisoriamente nella Chiesa di
S.Giusto a Lucca, poi sede definitiva fu la Chiesa di S. Cristoforo in Via
Fillungo.
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Questa corte aveva poteri giudiziari ed amministrativi sia
a Lucca che all'estero, fino a dove le colonie s'erano fermate (Parigi, Londra, Lione,
ecc..); queste colonie venivano chiamate Nazioni o Università e dovevano rispettare le
leggi emanate dalla corte dei mercanti di Lucca che imponeva delle regole molto severe.
Infatti chi contraffaceva il marchio di fabbrica aveva più di 50 fiorini di multa o
addirittura la pena di morte.
In una formella del pavimento in pietra del battistero di
Firenze vengono rappresentate due pantere simmetriche inserite nel cerchio, ma attorno ci
sono dei motivi vegetali e questo ci fa capire che in quel periodo delle immagini non si
ripetevano solo nelle stoffe, ma anche nelle manifestazioni artistiche.
Anche nell'atrio della Cattedrale di S. Martino v'è una
formella con un bassorilievo che illustra l'arte della seta datato llll. In quel periodo
nelle chiese venivano scolpiti i diversi lavori e ciò significa che nel llll a Lucca
l'attività della seta era già importante e famosa.
Sulla facciata di S. Cristoforo fino a poco tempo fa c'erano due
stanghe in ferro, oggi nel museo in Via Guinigi, datate 1290 che rappresentavano le misure
dei pettini del telaio, quindi le misure dei tessuti in seta (40-50 cm) come erano
stabilite dalla Corte dei Mercanti. Gli ultimi due documenti descritti ci fanno presumere
che il commercio della seta fosse molto importante per Lucca.

Le stoffe prodotte in questo
periodo potevano essere acquistate soltanto dai nobili e dal clero in quanto la
lavorazione era molto complessa e richiedeva un lavoro molto costoso. Successivamente le
decorazioni si ebbero anche con fili in oro e in argento.
Andando avanti nel tempo si nota che un tessuto lucchese del 1200-1250 s'è molto evoluto
dal Diaspro del 1000 perché viene proposto il motivo della palmetta, motivo molto
ricorrente nei tessuti lucchesi soprattutto del LAMPASSO, che è un altro tessuto fatto
successivamente al Diaspro che rimane sempre il più prezioso del periodo migliore.
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In questo tessuto continua la simmetria sia attraverso i
motivi vegetali che animali, soggetti sempre riportati in tutti i tessuti lucchesi. Qui si
nota che i colori andando avanti nel tempo si attenuano sempre più infatti, ma non sono
più molto accesi come nel 1000, e che l'impostazione del disegno cambia perché prima
c'era in evidenza solo l'immagine
dell'animale nel cerchio, mentre
adesso c'è una scena mimetizzata attraverso i colori più delicati e l'impostazione del
disegno non è più tendente all'orizzontalità come nel periodo antecedente, ma tende di
più al verticalismo, come tutti i tessuti successivi.
Gli animali vengono sempre più allungati e i colori sempre più
tenui tendenti al giallo e al verde. Addirittura i motivi vegetali prendono il sopravvento
sugli animali e vengono rappresentati sempre più stilizzati. In un tessuto lucchese c'è
sia la palma, sia i leoni e anche un uccello particolare del paradiso, riprodotto molto
dalla manifattura lucchese perché molto colorato e dalle piume molto lunghe,
simboleggiando per la chiesa la fertilità. Con il passare del tempo, non si rappresentava
esclusivamente un motivo, ma si creavano delle vere e proprie scene .
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Un altro tessuto rappresenta dei lupi con sullo sfondo
l'azzurro con alcune stelle, poi dei cani sempre simmetrici. Assieme all'uccello del
paradiso vengono riprodotti anche diversi fiori, come quello del melograno. Il giallo,
l'azzurro e il rosso sono i colori tipici della produzione lucchese. Su di un frontale di
un altare si osserva un pellicano con i piccoli che succhiano il sangue, rappresentando
l'ultima cena.
Il tessuto tipico lucchese però era quello rosso e oro. La seta
greggia, come già detto, si importava dall'oriente, così come il color rosso, cioè il
CHERMES, di origine animale e quindi estratto da un tipo di coccinella. Veniva importato
in polvere, poi veniva sciolto in acqua calda ed allume, cioè fissante, colla proveniente
dall'oriente, che veniva estratta da un animale e posta durante il processo della pittura.
L'oro veniva trasformato e torto in filo da un particolare artigiano, chiamato Battiloro e
veniva messo insieme ad un filo di lino trasparente per renderlo ancora più resistente,
dovendolo mettere sul telaio.In una rappresentazione del quindicesimo secolo, alla corte
francese, si possono vedere i tessuti come venivano utilizzati sia dal clero che dalla
nobiltà, per esempio con il mantello.
La produzione tessile lucchese rimase molto importante sino alla
prima metà del trecento, poi a causa della dominazione pisana e della peste, molti
tessitori emigrarono in altre città italiane e straniere come Milano, Como, Torino e
Venezia... Ormai la produzione della seta lucchese anche se ebbe sempre delle riprese
nella seconda metà del cinquecento, spostando il mercato verso la Polonia a Cracovia,
tuttavia non ottenne i grandi successi del 1000 e del l100.

LA LAVORAZIONE DELLA SETA
Una volta che la matassa di
seta greggia era stata portata dall'Oriente non era ancora purificata, cioè una volta
tolta dai torselli aveva ancora un aspetto giallognolo ed aveva anche un po' di sericina.
Allora l'artigiano
la candeggiava, ma non con la nostra candeggina, bensì con l'urina di cavallo e per
questo l'azione della candeggiatura veniva fatta in campagna dove l'odore dava poco
fastidio. L'urina era unita ad acqua bollente, dove veniva immersa la seta greggia e si
candeggiava fino a che il filo non diventava bianco e liscio, senza più alcuna impurità
prima di essere dipinta. La tintura era una tecnica che veniva anch'essa compiuta da un
artigiano specializzato.Dopodiché le matasse venivano messe sopra una grossa pentola
piena d'acqua bollente sorrette da bastoni e dovevano essere girate man mano che venivano
colorate di rosso.
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Tutti questi procedimenti avvenivano in una tintoria
ubicata lungo Via dei Fossi, creata apposta perché occorreva acqua corrente per poter
ripulire la seta dopo questo procedimento.
Per questo fu fatta una deviazione del Serchio sopra Ponte
a Moriano in Vinchiana facendo passare il canale a nord della città attraverso dei fossi
e in Via dei Fossi Coperti (corso Garibaldi), visto che oggi se ci si dirige verso via
Cittadella si può ancora notare un pezzo di fosso scoperto. I fossi, uscendo dalla
città, si dirigevano verso S. Concordio. Una volta tinte e sciacquate, le matasse
venivano fatte asciugare e, una volta pronta, veniva filata per poterne utilizzare un filo
da mettere sul telaio.
Vi erano diverse filande a Lucca, in via del Panificio e nella
zona di San Pietro Somaldi . A lavorare al filatoio erano presenti due artigiani, uno al
centro che girava in senso antiorario e uno di lato che girava in senso orario; per
formare un filo molto più resistente, si prendevano 7-8 fili.
L'orditoio veniva fatto in legno e aveva una cassettiera con dei
fili che dovevano essere molto ondulati. L'artigiano era dietro di esso e faceva degli
incroci particolari.
Una volta che il tessuto era stato passato al telaio, tre
artigiani controllavano che esso fosse stato fatto in modo corretto; se il lavoro finale
non era perfetto l'artigiano non veniva pagato dal commerciante.La contrattazione dei
mercanti avveniva tra nobili di tutte l'età.
Il laboratorio dell'artigiano era il piano terra della
casa-torre, qui vi erano il capomastro e una serie di lavoratori specializzati che si
occupavano del prodotto.
Un tipo di telaio che veniva utilizzato era quello a tiro che
era costruito in legno di quercia perché molto resistente e visto che questo veniva
tramandato da padre in figlio fino all'usura, le donne lo portavano come dote.


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