STRUMENTI PER LA LAVORAZIONE DELLA SETA A PALAZZO MANSI

Per vedere come e con quali mezzi nel periodo medioevale si lavorava la seta è utile recarsi nelle stanze poste all'ultimo piano di Palazzo Mansi, dove sono conservati i vecchi telai e tutto quanto poteva in passato servire per la lavorazione artigianale della seta.                         Qui una signora, che ha lavorato nel laboratorio della Nimac mostra il funzionamento dei telai e di tutti gli altri macchinari necessari per la lavorazione del tessuto.

 

In epoca medioevale il lavoro veniva fatto interamente a mano. La matassa, posizionata sull'arcolaio, era arrotolata sia sul rocchetto che sul cannellino tramite una ruota di legno. Il cannellino pertanto veniva introdotto nella navetta per farlo poi passare nel filo di trama.

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Una volta preparati, i venti rocchetti erano riposti nella cassettiera dell'orditoio e per ogni rocchetto veniva preso un filo facendolo passare da alcuni anellini, dopodiché questi fili erano portati avanti e indietro formando degli incroci particolari. Con questo strumento si determinava la lunghezza e la larghezza della stoffa e questo lavoro, che dura circa una diecina d'ore, doveva essere interamente svolto in una giornata, altrimenti i fili si allentavano formando dei falli nel tessuto.

Finito il lavoro all'orditoio si otteneva una treccia di seta, la cui larghezza si era determinata nel lavoro precedente. Essa veniva poi messa sul subbio, di cui ne troviamo due nel telaio a filo, che sono dei cilindri che ruotavano. La difficoltà che incontravano gli artigiani del passato è che in questo lavoro dovevano essere in due o tre persone e il lavoro doveva essere sempre continuato perché in questa fase veniva impostato il disegno, che veniva svolto su carta quadrettata dove il disegnatore stabiliva esattamente quali erano i fili dell'ordito

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.A questo punto i fili dell'ordito venivano impostati dentro un pettine, che poi verrà tolto, tramite un uncinetto e andranno a formare l'incrocio già stabilito che si manterrà sempre.

Dopodiché i fili venivano messi sui licci, che erano delle cornici, e venivano alzati tramite dei pedali al passaggio della navetta sul filo di trama ed ogni volta che questo avveniva si dava un colpo con la cassa battente perché il tessuto rimanesse compatto.

Una volta che il tessuto era stato realizzato veniva avvolto sul subbio anteriore, uno strumento posizionato vicino al tessitore.

La signora fa vedere come si tesseva il particolare motivo della rosa su un telaio che era già preparato e il cui disegno era prima impostato nelle maglie e messo in carta; mentre il tessuto veniva lavorato era tenuto fermo ai lati dal tempiale per renderlo uniforme.

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Le stanghe in ferro che erano esposte sulla facciata davanti di S. Cristoforo, erano i tempiali che determinavano la larghezza della stoffa consentita a Lucca nel 1290.

E' da notare che per la realizzazione della stoffa con disegni si impiegava più tempo che per il tessuto fatto di filaticcio, cioè lo scarto della seta che rimaneva in fondo alle caldare formando dei "batuffoli di cotone" dai quali veniva ricavato un filo non uniforme ma avente dei nodini. Per ottenere il filo veniva messa nel fuso o nella rocca la bambagia, che poi doveva essere tirata a mano; ricavato il filo, esso veniva arrotolato all'aspo per ottenere la matassa.

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