Museo di Villa Guinigi

Davanti all’ingresso del Museo si trova una vasca il cui fondo è un pavimento di epoca romana (II sec. d.C.) appartenente ad un ambiente termale, come si deduce dal soggetto rappresentato, cioè una Nereide che cavalca un Tritone. E’ un mosaico in bianco e nero. E’ stato portato lì, secondo un criterio diffuso nell’800, di togliere un oggetto dal suo contesto per farne uso ornamentale.

Nella prima vetrina della prima stanza si possono osservare reperti risalenti al periodo compreso fra il XII e il IX secolo a.C.

Si tratta di strumenti per la casa: cucina, mensa, filatura e tessitura ritrovati nel bacino del Bientina. Questi oggetti sono elementi di un abitato e non sono stati costruiti solo per scopi pratici, ma c’è anche una certa cura della bellezza esteriore. Il ritrovamento di materiali analoghi nella zona del Tirreno e dell’Emilia testimonia che c’era una cultura simile nell’area tirrenica e padana e che l’abitato di Bientina era un raccordo della zona commerciale.

Anche a Capannori sono stati trovati oggetti relativi alla tessitura e comunque tutti appartenenti a contesti domestici. Del IX sec a.C. però, è stato trovato un minor numero di oggetti nella zona di Capannori e ciò indica uno spopolamento di quel territorio a favore della città che comincia a diventare polo di aggregazione. Nel VII sec. questo polo di aggregazione è Pisa: da questa città partono merci e tecnologie che si diffondono nella zona a sud di Pisa, in Versilia e nella pianura lucchese. Questo si deduce dal fatto che sono state ritrovate in queste zone delle olle di un impasto a scisto microplastico di fabbricazione pisana.

Nella terza vetrina vi sono resti di una Necropoli della zona di S.Concordio con olle da dispensa ma usate per la deposizione delle ceneri. Ci sono anche resti di intonaci di capanne: le abitazioni erano costruite su una base di pietra a pianta rettangolare o circolare o ovale sulla quale si ergevano quattro pali verticali a cui venivano poi aggiunti pali orizzontali con delle frasche e canne intonacate con argilla, che costituivano le pareti. Ciò si deduce dal fatto che in alcuni frammenti si sono ritrovate impronte di canna. Sono stati ritrovati anche oggetti a lavorazione buccheroide ed oggetti che hanno uguale carenatura, a testimonianza di una coinè culturale.

Sempre in questa vetrina ci sono oggetti relativi ad un banchetto (ciotole, oinocoe), consuetudine appartenente alla cultura greca e che costituiva uno status symbol per le classi più alte.

Tombe a cista

Si tratta della tomba di un guerriero (la lancia ci dice che deteneva le armi) ritrovata a Querceta. Erano tombe a cista (forma ligure) con elementi etruschi.

Nella quinta vetrina ci sono materiali provenienti dal sito di S. Rocchino presso il lago di Massaciuccoli dove c’era, nel VI sec. a.C. un insediamento urbano palafitticolo. Qui sono stati ritrovati oggetti di stampo etrusco-corinzio, che testimoniano commerci con la Grecia. S. Rocchino era la cerniera tra l’Etruria meridionale e gli abitati dell’interno, verso i quali gli abitanti commerciavano prodotti lasciati sulla costa. S. Rocchino, pertanto, favorì l’ etruschizzazione della zona.

 

Orecchini, fibule e ciondoli di un corredo funebre

Nella VI vetrina si possono osservare dei cippi che servivano per segnalare la posizione delle tombe: sono in marmo delle Apuane ed hanno una forma simile a quella di una clava. A Pisa queste lapidi erano più raffinate e decorate, ma più piccole, si tratta di reperti del V e IV sec. a.C.

All’interno della settima vetrina, riguardante il periodo che va dal V-IV sec. è possibile notare che il bucchero etrusco va pian piano scomparendo ed è sostituito con una creta più spessa e resistente. Sempre nella località di S. Rocchino è stato ritrovato un cratere a colonnette a sfondo nero ma con delle figure in rosso, di fabbricazione attica.

Passando all’ottava vetrina abbiamo osservato dei bronzi raffiguranti gli offerenti di sacrifici rivolti ad alcuni Dèi. Nel cratere ritrovato nel Bientina sono rappresentate delle figure che

 

Cratere di fabbricazione attica

mostrano Teseo nell’atto di uccidere il Minotauro. Dentro c’erano orecchini, fibule e collane con ciondoli di ambra provenienti dal Nord Europa.

Nella nona bacheca, contenente reperti del II e I sec. a. C., cioè di età ellenistica, troviamo un recipiente in bronzo e ferro con iscrizioni in etrusco.

Nel IV sec. la popolazione dei Liguri occupò la parte apuana della Toscana commerciando con gli Etruschi in marmo, ferro e legno.

All’interno dell’ultima vetrina sono esposte armi ripiegate e fibule, facenti parte del corredo funebre di un soldato: i liguri infatti erano un popolo di guerrieri di cultura pastorale e agricola.

Nel III se. a.C. la Toscana era abitata dagli Etruschi e dai Liguri. Quando arrivarono i Romani si allearono con gli Etruschi contro i Liguri, che si rifugiarono sui monti. Roma in questo periodo si inserì in questa zona perchè aveva bisogno di basi logistiche per controllarla, e Lucca fu una colonia romana fondata nel 180 a.C.

Nella terza stanza possiamo osservare oggetti provenienti da un sito di Via Buia. Si tratta di frammenti di anfore in ceramica a vernice nera il cui fondo non era piatto ma a punta per favorire l’incastro nelle stive durante il trasporto via mare. Oltre che ad anfore di tipo greco-italico, c’è un’anfora rodica che ci dice che in questo periodo c’erano rapporti commerciali con l’Oriente. Ci sono anche frammenti architettonici che avevano funzione di decoro per case

Altri reperti si riferiscono a Via Streghi e Via Elisa e si tratta di anfore greco-italiche a colorazione diversa a causa di una cattiva cottura e di lucerne.

Anfore greco-italiche, monete, peso da telaio, manico di una falce

Nella seconda vetrina è possibile osservare reperti provenienti da Bientina (località Bottaccio) e Capannori. Sono oggetti relativi a villaggi contadini e fattorie (manico di una falce, anfore di tipo greco-italiche, monete, peso da telaio) provenienti dal territorio centuriato.

Nella terza vetrina ci sono resti provenienti da Marlia (II sec. a.C.) che era una necropoli di un nucleo di Liguri che si erano alleati e integrati nello Stato romano: ci sono infatti olle vacuolate di tipo ligure.

Si può osservare, ai lati della vetrina , un torso proveniente da Via S.Paolino variamente datato (o II- III sec. a.C. o III sec. d.C.). Il fatto che sia rappresentato seminudo ci dice che si tratta di un eroe forse appartenente ad un gruppo a cavallo.

Lastre per ornamenti

La lastra veniva fermata alle travi con un chiodo, come si può vedere dai fori nelle lastre stesse. Vicino si possono osservare i resti di due pavimenti, uno di coccio-pesto (con l’inserzione di tessere di mosaico) trovato nella Chiesa di S.Giovanni del I sec. d.C. e l’altro trovato in piazza S.Giusto con campo centrale in marmo e terracotta e i bordi in mosaico in bianco e nero. Quest’ultimo, meno prezioso, appartiene ad un ambiente domestico.

Dagli Orti di S. Ponziano e da Viale Castracani provengono lastre funerarie con epigrafi del II sec. d.C.

 

Resti di pavimentazioni romane

Busto di un eroe romano

Da Piazza delle Erbe proviene una colonna con dedica all’Imperatore Giuliano. E’ stato ritrovato vicino alla zona di S.Martino, che stava diventando un settore importante a scapito di quello forense. E’ la zona in cui sorgeranno poi le chiese di S.Giovanni e S.Martino.

Ara in marmo

Nel centro della stanza si possono osservare resti di un’ara in marmo di forma cilindrica con ornamenti a festone inframmezzati da teste di toro ad altorilievo, che si riferiscono a sacrifici agli Dèi. E’ stato ritrovato nel corso di lavori di ristrutturazione della Banca Nazionale del Lavoro in piazza S.Michele, e le sue origini sono state attribuite all’inizio dell’età augustea. Si possono vedere anche lastre tombali che si riferiscono a Magistrati romani (sedia curule).

Nella stanza quarta possiamo notare resti di una casa romana trovati nell’Archivio Notarile di Via Burlamacchi: si tratta di frammenti architettonici risalenti alla tarda età repubblicana, che servivano in origine come ornamento, e sono poi stati utilizzati come bordi di canalette per lo scolo dell’acqua.