LEGGE 183/89

La legge 183/89 si occupa della difesa del suolo ed ha stabilito che il bacino idrografico debba essere l'ambito fisico di pianificazione, che consenta di superare la frammentazione e le separazioni finora prodotte dall'adozione di aree di riferimento aventi confini semplicemente amministrativi.

Il bacino idrografico è inteso come "territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacci, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d'acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque di un corso d'acqua.

Si intende:

  1. per suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali;
  2. per acque: quelle meteoriche, fluviali, sotterranee e marine;
  3. per corso d'acqua: i corsi d'acqua, i fiumi, i torrenti, i canali, i laghi, le lagune, gli altri corpi idrici;
  4. per bacino idrografico: il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d'acqua direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d'acqua, quindi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il litorale marittimo. 

L'intero territorio nazionale è suddiviso in bacini idrografici, che sono classificati di rilievo nazionale, interregionale e regionale.

Per ogni bacino idrografico (regionale, interregionale o di interesse nazionale) dovrà essere elaborato un piano di bacino che riguardi la difesa delle acque, la conservazione, la difesa e la valorizzazione del suolo, la salvaguardia della qualità delle acque superficiali e sotterranee e il loro disinquinamento, la compatibilità ambientale dei sistemi produttivi, la salvaguardia dell'ambiente naturale, l'acquisizione e la diffusione dei dati fino all'informazione della pubblica opinione.

La legge 183 prevede che il piano di bacino debba essere non un semplice studio corredato da proposte di interventi, ma un aggiornamento continuo delle problematiche e delle situazioni.

Esso, tenendo conto dei diversi livelli istituzionali che operano con specifiche competenze di programmazione (Stato, Autorità di Bacino, Regioni, Province), dovrà rappresentare il necessario coordinamento con gli altri strumenti di pianificazione e di programmazione territoriale.

Le Autorità di Bacino si occupano della riesaminazione delle acque per prevenire i danni idrogeologici, la gestione delle acque in caso di problematiche. Stabilisce la quantità di acqua a disposizione, valuta la situazione e gestisce un bacino idraulico.

Nella nostra zona il Bacino del Serchio si è occupato di fare un "traverso" che parte dal Serchio ed arriva a Porcari per cercare di eliminare il fenomeno della subsidenza. 

Una volta che il piano di bacino sarà elaborato e adottato, infatti, gli strumenti di pianificazione settoriale e territoriale dovranno essere adeguati ad esso.

Il piano dovrà garantire, tra l'altro:

  1. la difesa dei centri dal rischio di piena, stabilito un tempo di ritorno adeguato;
  2. la protezione dei corpi idrici superficiali e sotterranei dall'inquinamento e dal depauperamento;
  3. la riduzione del dissesto idrogeologico esistente e la non ammissibilità per il futuro di interventi causa di dissesto;
  4. il mantenimento di una dinamica dei litorali e degli alvei compatibile con evoluzione naturale e con l'attività presente nel bacino;
  5. il recupero di equilibri naturali attraverso l'allentamento della pressione antropica, ovvero attraverso il corretto e razionale uso delle risorse.

Considerando che le risorse "suolo e acqua" sono limitate, il piano dovrà permettere di operare scelte tra usi diversi, talora tra loro conflittuali, mediante lo strumento dell'analisi costi-benefici, estesi ai costi sociali e ambientali e ai benefici non quantificabili.

 

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